Il piano per la città di Eboli di Gaetano Genovese

Il piano di espansione per la città di Eboli si colloca nell’ultima parte della vita e dell’attività di Gaetano Genovese. Con la fine dei Borbone, di cui godeva la fiducia, il ruolo e l’impegno professionale dell’architetto diventano marginali e quindi gli giunge gradito, nel 1861, l’incarico per l’assetto urbano della sua città natale, un’opera per la quale deciderà di non chiedere alcun compenso. Chiede tuttavia di far eseguire un accurato rilievo del centro antico, in vista dei futuri interventi anche sull’abitato preesistente e inizia a elaborare il suo progetto.

Purtroppo la redazione del piano subisce un ritardo consistente per i problemi di salute che affliggono l’architetto in quel periodo e quando il lavoro è terminato il suo interlocutore al Comune di Eboli non è più Romano Cesareo: il nuovo sindaco è Raffaele D’Urso, che troverà il modo di respingere il progetto, anche perché ha ben altri intendimenti. Questi si tradurranno nell’episodio chiave di un’ampia piazza – l’attuale Piazza della Repubblica – che segnerà la cesura fra la vecchia e e la nuova Eboli: una soluzione – a parere di chi scrive – non propriamente felice e realizzata, guarda caso, su disegno di Francesco Paolo D’Urso, fratello del sindaco in carica. Per l’anziano architetto Genovese la delusione – e l’umiliazione – è cocente e darà luogo a una polemica tradottasi in una articolata corrispondenza, poi data alle stampe e ancora oggi consultabile.

Il progetto di Gaetano Genovese rivela, anche a distanza di tempo, la sua altissima qualità, nutrita di sapiente cultura storica e architettonica e insieme aperto al futuro. E, per dare la parola al progettista: “Il mio piano era generale per cingere tutto l’esterno di cotesta città e collegarne ogni esterna adiacenza. Riguardava il lungo prospero avvenire di cotesto Comune per indi a suo tempo trattarne l’interno…Augurio lieto si era!…”

Il disegno per una nuova Eboli appare ancora oggi una elaborazione di ampio respiro che ne configurava una struttura urbana modernissima, articolata su una nitida geometria di strade e piazze. Elegante e fluido appare il raccordo a emiciclo fra il vecchio abitato e la nuova edificazione, singolare la grande piazza quadrata e porticata, al centro del nuovo organismo, ben distribuite le piazze minori nel tessuto edilizio. Notevole anche la grande piazza semicircolare per il mercato, uno spazio dedicato di cui Eboli non si è mai dotata, così come non è si realizzata – in oltre 160 anni! – nessuna nuova piazza oltre a quella, pletorica e anonima, che ancora ne costituisce il centro. L’esperienza urbanistica maturata a Napoli da Genovese si manifesta anche nella salita Ripa, per la quale propone un tracciato ad ampie curve per attenuarne la pendenza, un impedimento allora notevole, prima dell’avvento della trazione meccanica.

Nel disegno che viene allegato a questo scritto e dove è nettamente distinguibile il nucleo compatto della Eboli storica, i punti significativi sono evidenziati in colore per renderne più chiara la lettura.

Un’ultima nota, che ritengo utile. Chi scrive si è adoperato, anche in tempi recenti, perché il disegno originale del Piano Genovese, un documento certamente significativo per la storia della città, tornasse a Eboli. I discendenti dell’architetto erano ben disponibili a cederlo. Sarebbero bastati un invito ufficiale dell’Amministrazione civica, una piccola cerimonia per la consegna e una qualche forma di ospitalità. Purtroppo l’occasione è stata fatta cadere…ancora una volta.

Autore: Vincenzo Marsilia
Pubblicato il: 21/06/2021

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Il piano Genovese per la città di Eboli