La razza è una sola, quella umana

(citazione di A. Einstein)

Conoscere la storia dell’umanità non aiuta immediatamente a combattere il razzismo, ma contribuisce a combattere le chiusure, l’intolleranza, la paura del diverso che ci stanno attualmente affliggendo. All’origine di tensioni tra gli “europei da molte generazioni” e gli immigrati “europei da poche generazioni”, l’ostacolo all’accettazione di nuovi cittadini, c’è il concetto di IDENTITÀ. Questo concetto è una potente leva psicologica, spesso sfruttata da alcuni schieramenti politici, ma è sbagliato tirare in gioco fatti biologici che nulla hanno a che vedere con l’identità: essa è legata a fatti puramente culturali.

I grandi progressi compiuti negli ultimi decenni dall’indagine genetica sul DNA prelevato dai resti fossili ci hanno permesso di sapere con sicurezza che la diversità genetica si distribuisce sul pianeta in modo graduale, in sfumature, e non “a blocchi”, come avverrebbe se ci fossero “razze” distinte. Non esistono popolazioni geneticamente pure, ma siamo tutti il risultato di incroci, avvenuti più o meno lontano nel tempo e in varie regioni della Terra: fin dalle origini la storia dell’umanità è un continuo esodo di popoli che si sono incontrati, forse scontrati, certo mescolati. 

Non sono quindi mai esistita una razza bianca, una razza nera, una razza gialla, ma popolazioni tutte appartenenti al genere Homo con caratteristiche somatiche diverse, in continuo movimento, che con i loro incroci hanno generato l’infinita varietà di colore della pelle, occhi e capelli, statura, corporatura, forma del viso.

Cosa è successo in particolare nel nostro Continente, nelle migliaia di anni trascorsi dall’apparizione, in Africa, del genere Homo?  Perché sì, siamo tutti africani…

Gli studi antropologici hanno accertato l’esistenza di più specie umane che si sono succedute. In un periodo preistorico che si estende da 1,8 milioni a 40.000 anni fa le prime specie di Homo, dopo aver abbandonato l’Africa, si insediarono nel Continente europeo. In questa lunghissima fase ancora parecchio oscura, il nostro Continente fu colonizzato da ripetute ondate migratorie partite dall’Africa e dall’Asia: l’Homo erectus, l’Homo heidelbergensis (prese il nome dai resti ritrovati in Germania presso Heidelberg), l’Homo denisovianus,  l’Homo di Neanderthal (prese il nome dai resti ritrovati nella valle di Neanderthal, vicino Düsseldorf), e per ultimo, l’Homo sapiens, l’unica specie sopravvissuta. 

Homo sapiens si è accoppiato con le altre specie con le quali è venuto a contatto, prova ne è il DNA.

Confronto Homo Sapiens vs. Homo Neanderthal

Confronto tra il volto di un Homo Sapiens e il volto di un Homo di Neanderthal.
(Immagine di: Daniela Hitzemann e Stefan Scheer, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Nelle popolazioni europee moderne il DNA dei Neaderthal è circa il 2% del totale, e probabilmente ci ha aiutato ad adattarci ad un nuovo habitat in cui eravamo esposti a nuovi agenti patogeni e virus, ai quali i Neanderthal erano già in grado di resistere.  L’interazione con diverse specie ha certo fatto dell’Homo sapiens una specie adattabile e versatile, in grado di colonizzare l’intero pianeta.

cartina-neanderthal

L’espansione dell’Homo di Neanderthal.
(Immagine di: Nilenbert, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Circa 45000 anni fa i primi Homo sapiens arrivarono in Europa passando per il Medio Oriente; la seconda ondata arrivò dall’Anatolia in parte risalendo il Danubio e colonizzando l’Europa centrale, in parte attraversando il Mediterraneo e colonizzando le grandi isole ed il Sud fino al Portogallo e la Gran Bretagna; nel 2800 a.C. (siamo all’Età della pietra) cominciò a spostarsi verso Ovest, a partire dalle steppe della Russia meridionale e dell’Ucraina orientale, un gruppo di nomadi chiamati Yamnaya, tra i primi al mondo a domare i cavalli e costruire carri con ruote.

Nel giro di pochi secoli altre popolazioni con una quantità significativa di DNA Yamnaya avevano soppiantato le antiche popolazioni europee, forse decimate dalla peste.

L’espansione dei nomadi Yamnaya.
(Immagine di: Joshua Jonathan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

L’europeo tipico ha un patrimonio genetico composto da parti quasi uguali di nomadi Yamnaya, di contadini anatolici, e una più piccola di cacciatori-raccoglitori africani, più tracce di Neanderthal.

Ogni ondata di migranti portò il suo patrimonio, oltre che genetico, culturale.  Lingue, religioni, tradizioni, manufatti, abitudini alimentari… interazioni che nel corso dei secoli hanno dato all’Europa il suo “aspetto” attuale. Non esistono portoghesi,  francesi, inglesi, tedeschi, italiani…: siamo tutti africani!

pitture-grotte-di-altamira

Le pitture rupestri delle Grotte di Altamira (oltre 40mila anni fa): probabili opere dell’Homo di Neanderthal?
(Immagine di: Museo de Altamira y D. Rodríguez, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Autore: Sofia Masillo
Pubblicato il: 18/06/2021